Tinder il nuovo fenomeno per il dating online

Nel mondo dei social, c’è un nuovo fenomeno che, silenziosamente, sta prendendo piede, Tinder.

A differenza degli altri siti per incontri, Tinder, sembra maggiormente diffuso, e, socialmente accettato. Se il 90 per cento dei tuoi amici è su Facebook, il 70 per cento è su Tinder.
Nonostante ci siano in rete, alcuni articoli che spiegano come funziona, Tinder è alquanto semplice da usare. Una volta scaricata l’app sul telefono si usano le credenziali Facebook per accedere.
Si riempie il proprio profilo, anche se molte informazioni vengono prese in automatico da Facebook e si può iniziare la ricerca.
Basta impostare alcuni parametri, se si vuole incontrare uomini o donne, la distanza massima ed il range di età. Una volta impostati i parametri, l’applicazione trova le persone, vicino, che rispondono ai criteri di ricerca.
A quel punto ci si presenta davanti un vero e proprio catalogo, dove possiamo esprimere le nostre preferenze in modo molto semplice; se la persona ci piace, si scorre la foto a destra, a sinistra, invece, in caso contrario.
Nel momento in cui, la persona a cui abbiamo dato la nostra preferenza, esprime, anche essa, la sua preferenza nei nostri confronti, abbiamo un match o compatibilità. A quel punto le due persone, possono iniziare a mandarsi dei messaggi privati.
Ed è qui che dovrebbe iniziare la vera e propria conoscenza, è qui che entra in gioco la nostra motivazione, ovvero, cosa vogliamo o cerchiamo da Tinder, o dai tanti siti di dating online.
Incontrare una persona, significa conoscerla, ma, soprattutto, significa fermarsi.
Nella nostra società, di tipo digitale, siamo abituati ad avere molte informazioni, ad avere molti contatti, possiamo conoscere molte persone. Tinder, ci aiuta in questo, è un vero e proprio catalogo dal quale sfogliare le persone che ci piacciono e la tentazione di continuare a sfogliare, è forte.
Invece, nel momento in cui riceviamo un match, una compatibilità, la cosa più importante, è fermarsi, smetterla di sfogliare.
Sfogliare è facile, anche eccitante, ma fermarsi è più difficile, presuppone, un minimo di creatività, per andare oltre la banalità delle solite domande superficiali, di dove sei?, cosa fai nella vita?
Fermarsi significa, soprattutto, mettersi in gioco, raccontare di sé, esprimere sé stessi, le proprie storie e le proprie emozioni, ed il continuare a sfogliare il catalogo, può rappresentare una via di fuga, una modalità comoda per sfuggire, per evitare la fatica di fermarsi.
In realtà, il primo passaggio è fermarsi, rispetto a sé stessi. Molto spesso, nel nostro avventurarci nel conoscere gli altri, dimentichiamo la cosa principale, conoscere noi stessi.
Nel momento in cui incontriamo l’altro, inevitabilmente, si attivano dentro di noi, elementi del nostro mondo interno, risonanze, vissuti, aspettative, bisogni pregressi, che non conosciamo e che spesso sono latenti.
Tali contenuti, influenzano il nostro entrare in relazione con l’altro, il modo con cui ci relazioniamo, determinano le nostre azioni. Ma, dal momento che non ne siamo consapevoli, spesso, attribuiamo molti dei nostri comportamenti, all’azione dell’altro. Ciò in parte può essere vero, ma vederla in questo modo, è limitante. Manca una parte dell’osservazione.
Il comportamento dell’altro, può essere definito, scatenante, che ci porta a comportarci in un determinato modo, ma siamo noi che scegliamo quel determinato modo.
Non osservare sé stessi, il tutto, e la parte che noi giochiamo nella dinamica di coppia, può farci entrare in una spirale di reiterazione, la cui conclusione razionale è l’attribuire all’altro una disfunzione. Ed è cosi, spinti dal tentativo di riprovarci, si passa a conoscere la persona successiva, continuando a sfogliare il catalogo.
Armando Cortese

13 / marzo / 2019  Psicoterapia della famiglia