Come aiutare una persona cara
Da anni ormai combatto contro qualcosa che non riesco più a capire. Mi spiego meglio.
Ho una sorella che a periodi presenta dei disturbi di vario genere: comincia con il dire che ha perso fiducia, che non si sente capita, che tutti pensano male di lei, che nessuno le vuole bene, si attacca in maniera morbosa alla religione (si è fatta un altarino in casa e pare che dica continuamente che ha fatto tanto male e si deve redimere, questo è quanto riferiscono le ragazze che abitano con lei). Frequenta un gruppo di preghiera che, lei sostiene, l’aiuta ad affrontare i problemi, ma dove, a quanto dicono le sue coinquiline, non si sente per niente a suo agio. Dice di essere cattiva, di aver fatto non si capisce bene quale male, ha continue crisi di pianto, non mangia e una serie di altre cose che sarebbe lungo descrivere. La cosa grave è che rifiuta categoricamente qualsiasi aiuto che abbia a che fare con un medico. Continua a chiedere aiuto ma alla proposta di andare da uno psicologo o da uno psichiatra si infastidisce, si arrabbia ed afferma che non le si vuole dare fiducia e poi taglia corto dicendo che può farcela da sola e che è lei il miglior medico di se stessa. Assilla tutte le persone che incontra con richieste di aiuto che regolarmente rifiuta. Dopo un pò perde il controllo della situazione e si finisce con l’andare dallo psichiatra. Fa delle cure, sta bene per qualche anno e poi tutto ricomincia (anche perchè appena comincia a star meglio si rifiuta di prendere qualsiasi farmaco). L’ultima volta che è stata male si è fatta ricoverare in un reparto di psichiatria solo per dire poi a qualche sua amica che la sua famiglia l’ha costretta a questo perché non crede nella forza della preghiera. Questa situazione dura da anni e quando degenera tutta la famiglia finisce con il vivere in uno stato di assoluta disperazione. Stranamente il tutto inizia sempre nel mese di novembre e tra il natale e il capodanno si vive in casa in una situazione veramente terrificante. Gli psichiatri consultati alla domanda “Cosa possiamo fare?” rispondono che deve essere lei a volersi curare. Il che equivale a dire che dobbiamo stare a guardare fino a quando lei non è più in grado di gestire la situazione. Ha già perso per ben due volte il lavoro e rischia di perderlo anche stavolta. Io ho provato ad interessarmi, a disinteressarmi ma non è servito a niente e i miei nervi rischiano continuamente di saltare. Non riesco proprio ad accettare il fatto di dovermene stare con le mani in mano senza poter far niente. Non ho ancora ben capito da cosa sia veramente affetta e soprattutto in che modo mi devo comportare. E’ mai possibile che non si possa fare davvero niente?
RISPOSTA
Avere al fianco una persona cara, come una sorella, che sta male e combattere per anni contro qualcosa che non si conosce credo che faccia sentire chiunque impotente e confuso. Da come descrive sua sorella si può ipotizzare che vive un senso di colpa ed un forte vissuto di stigmatizzazione al punto da percepire sé stessa come una persona sporca e cattiva. Mi chiedo quale esperienza di vita, situazione o trauma abbia vissuto sua sorella tanto da indurla a costruirsi una spiegazione per ciò che succedeva centrando su di lei tutta la responsabilità. Lo ha fatto fino a convincersi che era lei la parte sbagliata, così sbagliata da doversi redimere ed ella lo fa attraverso comportamenti ossessivi quali la pratica religiosa.
Il senso di colpa per lei è grande ed è altrove e la preghiera o gli altari non funzioneranno mai, è solo un tentativo per tenerlo a bada. Occorre che ella riconosca la parte di sé stessa che vede come negativa per curarla in maniera adeguata. Se crede di aver fatto del male, e bisogna capire che tipo di male, non significa che è colpa sua e che è una persona cattiva, nonostante tutto ha delle parti buone che deve riconoscere ed usare per curare la parte di sé stessa che vede come negativa. Ha bisogno di un aiuto esterno, come uno specchio grazie al quale osservare la zona d’ombra dentro di sé e curarla.
Lo psicologo o lo psichiatra non è una persona che la deve curare perché non ci si fida di lei o perché malata ma è una persona che, dall’esterno, la può aiutare in questo processo di riconoscimento e di cura. L’intervento può essere fatto solo ed esclusivamente quando sua sorella, grazie all’ausilio dei farmaci, sta bene, periodo che mi sembra di capire è abbastanza ampio.